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Gli Esseni - Storia Filosofia Pensiero e SpiritoSecondo Plinio, gli Esseni erano una comunità che non accettava le vanità del mondo e che le aveva pertanto abbandonate. Così facendo essi si sarebbero elevati spiritualmente ed avrebbero conseguito una conoscenza mistica davvero solida. Medici e guaritori, le cui antiche conoscenze vennero successivamente tramandate in Europa dagli egizi, curavano tutti coloro che richiedevano il loro aiuto.
Erano agricoltori e frutticoltori, vivevano sulle rive dei laghi e dei fiumi, distanti dalle città, e possedevano una grande conoscenza del suolo e del clima, che permetteva loro di coltivare una notevole varietà di frutta e vegetali anche in zone desertiche. Dopo il lavoro nei campi e nelle vigne, consumavano il loro pasto in silenzio; non mangiavano carne e non bevevano vino.
Gli Esseni condannavano la schiavitù sotto qualsiasi forma e nella loro comunità non esistevano ricchi o poveri, perché queste erano considerate limitazioni e deviazioni dalla loro legge.
Per essere ammessi alla loro comunità occorreva sostenere un periodo di prova di un anno, quindi seguivano tre anni prima dell’iniziazione ai quali succedevano altri sette anni di tirocinio prima di essere ammessi a pieno titolo.
Come è noto, numerosi studiosi tendono a porre Gesù nell'ambito degli Esseni. Costoro, medici e studiosi, vestivano di bianco ed al culto ebraico sembra sovrapponessero elementi di un culto solare. Sono attestati in Palestina a partire dal II secolo a.C..
Ora, ricordando che nel III secolo a.C. i Celti (= Galli) erano dilagati fino al Mediterraneo orientale ed avevano costituito un regno di Galati nell'attuale Turchia, non sembra irragionevole supporre che i Galli, alla fine della loro avanzata verso il sud-est del Mediterraneo, abbiano stabilito un avamposto in "Galilea" (cioè "terra di Galli") e che pertanto gli Esseni, attestati a partire dal secolo successivo, siano nati dalla commistione di elementi ebraici e di Druidismo celtico.
In questo ambiente sarebbe nato Gesù, il cui nome è invero quasi identico al celtico Esus (soprannome dell'eroe Cuchulainn nonché di un dio celtico; inoltre, per quanto ciò possa apparire ingannevole, l'uomo della Sindone sembrerebbe avere fattezze "indoeuropee"). Dopo la crocifissione, lui o la sua famiglia si sarebbero rifugiati in Gallia, dove avrebbero trovato un ambiente estremamente favorevole per la diffusione del messaggio. Ecco spiegata la tradizione della Maddalena in Francia, di Giuseppe d'Arimatea (che probabilmente era un membro della stessa confraternita, come Nicodemo e Lazzaro) e dei racconti celto-cristiani del Graal. Pertanto, mentre Pietro e Paolo esportavano a Roma una dottrina fortemente ebraizzata e poi romanizzata, nel frattempo in Gallia forse si diffondeva, negli ambienti druidici ancora ben presenti in epoca romana, un cristianesimo celtizzato, basato sul ricordo del grande "druido" nato in Palestina.
Inoltre, le fonti storiche ci dicono che gli Esseni rivolgevano una preghiera mattutina rivolti al Sole. Sul contenuto di tale preghiera esse tacciono; tuttavia, a nostro avviso, non sarebbe troppo azzardato congetturare che si tratti proprio del Padre Nostro, tramandatoci dai Vangeli come preghiera insegnata ai discepoli da Gesù in persona. Infatti, rileggendolo in modo spregiudicato, "Padre nostro che sei nei cieli" appare essere una chiara invocazione al Sole (e ciò che segue è coerente); inoltre, "dacci oggi il nostro pane quotidiano" conferma che si tratta di una preghiera del mattino, prima dell'inizio delle attività della giornata. Riletto in questa ottica, il "Padre nostro" sarebbe addirittura accostabile all'inno al Sole di Amenophis IV-Ekhnaton, il quale a sua volta potrebbe aver recuperato aspetti arcaici della religione egizia, in cui il tema solare è ben presente, magari fusi con apporti di origine Hyksos, che secondo certi studi attuali, sviluppati da studiosi dell'Università di Teheran, sarebbero non semiti bensì indoeuropei. In ogni caso, partendo dal legame, per così dire "circolare", che sembra unire gli Esseni e i Celti alla figura di Gesù ed allo stesso Cristianesimo, si possono spiegare molte cose finora assai poco chiare, in primis la straordinaria diffusione che la nuova religione ebbe sin dalle sue origini. Infine, per concludere, potremmo ancora osservare che, riletto in quest'ottica, il trionfo del Cristianesimo si potrebbe interpretare quasi come una sorta di "rivincita" dell'antico druidismo contro le legioni e le religioni da cui secoli prima era stato schiacciati.